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San Lorenzo: perché il 10 agosto è la notte delle stelle cadenti?

Pubblicato il: 10-08-2019


È una delle notti più magiche, romantiche e attese dell’estate: la notte di San Lorenzo, notte delle stelle cadenti, notte dei desideri. Tutti col naso all’insù pronti ad avvistare fulminee scie luminose nel cielo e a esprimere i nostri più segreti desideri.

C’è chi prende la cosa molto sul serio e si organizza magari con gli amici o con il partner per una piacevole serata fuori città, lontano dalle luci e lo smog, a caccia di cieli più blu. C’è chi invece se ne dimentica e resta a casa a guardare la tv.
Ma cosa ha di tanto speciale la notte di San Lorenzo? Perché il 10 agosto è la notte delle stelle cadenti?
Notte di San Lorenzo: perché si chiama così?

La ricorrenza di guardare le stelle cadenti in cielo la notte del 10 agosto ha origini molto antiche che risalgono alle tradizioni dell’antica Roma.

Ma chiaramente il nome “notte di San Lorenzo” deriva dalla tradizione cristiana, che ha ripreso e modificato la più antica tradizione romana. Nell’antica Roma, agosto era il mese dedicato all’imperatore Augusto e si celebravano diverse ricorrenze per augurare fertilità nel mondo agricolo. Tra queste c’era la processione in cui veniva portato in giro per la città il fallo di Priapo, dio della fertilità: le stelle cadenti erano considerate l’eiaculazione del dio con cui venivano resi fertili i campi.

Lorenzo è un nome che rimanda a Larentia, la Grande Madre, controparte femminile di Priapo, che rendeva la Terra Fertile. Così le “lacrime” di Priapo sono diventate quelle di San Lorenzo, morto martire il 10 agosto a soli 33 anni per via di un editto per cui vescovi e presbiteri dovevano essere uccisi.

San Lorenzo è sepolto nell’omonima basilica a Roma dal III secolo. Non si sa con certezza se la sua morte sia avvenuta sul rogo o per decapitazione. Esistono due leggende: in una le stelle cadenti sono le lacrime versate dal santo durante il suo supplizio, che vagano eternamente nei cieli; nell’altra le stelle cadenti rappresentano le scintille del rogo su cui venne bruciato il Santo (ecco perché le stelle cadenti del 10 agosto sono spesso indicate anche come "fuochi di San Lorenzo")
Ce ne parla Filippo Nibbi nella sua nuova poesia in manifesto...

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