SPAZIO PREMIUM LIBERO!



Sei in: Home » Dituttounpo'

Le mani della Ndrangheta sulle discariche aretine

Pubblicato il: 12-09-2017


Da la nazione di Arezzo:
C’È l’ombra della Piovra, in particolare della Ndrangheta calabrese, sugli appalti attorno alle grandi discariche del Valdarno aretino. Una storia di gare, ditte sospette, nomi chiacchierati, condannati eccellenti, subappalti che da Terranuova Bracciolini e Castiglion Fibocchi arriva fino a due paesi delle province di Reggio Calabria e Crotone. Lì, all’origine della catena, ci sono due clan, i Commisso di Siderno e i Grande Arachi di Cutrò che potrebbero aver allungato i loro appetiti fino alla gestione dei rifiuti nella lontana Toscana.
PUBBLICITÀ
inRead invented by Teads

Il caso lo aveva sollevato un anno fa, il 9 agosto, un blitz della Dia (la distrettuale antimafia) e del nucleo operativo ecologico della Guardia di Finanza nella discarica di Podere Rota (comune di Terranuova Bracciolini) in questi giorni di nuovo al centro dell’attenzione perchè il sindaco di San Giovanni, Maurizio Viligiardi ne chiede la chiusura: troppi cattivi odori. Gli inquirenti dell’antimafia avevano sequestrato una cassettata di documenti che ora un’inchiesta del Tg 3 toscano e la conseguente dichiarazione del capogruppo in Regione di Forza Italia, Stefano Mugnai, riportano sotto la luce dei riflettori.

In sostanza, l’appalto da 250 mila euro per l’ampliamento della discarica era stato aggiudicato, dopo la rinuncia della ditta vincitrice di Matera, alla Italcostruzioni Srl, controllata ufficialmente da una signora incensurata ma con la particolarità di essere sposata a Francesco Cataldo, figlio di Vincenzo, lui sì condannato a 9 anni, sia pure solo in primo grado, per associazione mafiosa, considerato vicino appunto alla Ndrina dei Commisso di Siderno.
Ne parliamo con Piero Franchini.

Camera di Commercio