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Femminicidio, Boschi: “Stupore per lo stop di Forza Italia alla legge sugli aiuti agli orfani”

Pubblicato il: 12-07-2017


I senatori di FI, Gal e Lega dicono no a che il disegno di legge che prevede forme di tutela per gli orfani di femminicidio venga esaminato dalla commissione Giustizia di Palazzo Madama con l’iter più veloce, cioè quello della sede deliberante che salta il passaggio in Aula, e immediata scoppia la polemica con l’intero Pd che parla di «decisione incomprensibile».



Il fatto, spiega uno dei parlamentari che ha posto il veto, l’ex Guardasigilli Francesco Nitto Palma (FI), è che uno dei testi che stiamo esaminando sul tema (il n.2719 primo firmatario il deputato di Des-Cd Roberto Capelli) contiene non solo «errori giuridici seri», ma anche il riferimento ai figli delle «unioni civili» o coppie di fatto che in questo contesto diventa solo «uno strumento per far rientrare dalla finestra» quello che è uscito dalla porta. Cioè, insiste, «noi vogliamo rapidamente licenziare la legge a tutela degli orfani dei crimini domestici ma vogliamo licenziare una legge tecnicamente corretta e che non sia lo strumento per ufficializzare normativamente, vedi i figli delle unioni civili, ciò che già è stato bocciato nell’Aula del Senato». Il no del centrodestra alla deliberante fa andare su tutte le furie i parlamentari Dem delle Commissioni Giustizia di Senato e Camera che esprimono «grave sconcerto» per la decisione e parlano di «opposizione incomprensibile» tanto più «alla luce dell’ampia condivisione registrata alla Camera» su leggi che riguardano «temi sensibili come la protezione dei minori sui quali insistenti sono anche i richiami di Papa Francesco».



E «stupore e dispiacere per la scelta del gruppo di FI di stoppare la legge in favore degli orfani vittime di crimini domestici approvata all’unanimità alla Camera» viene espressa anche dalla sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi (Pd) che si appella alle deputate forziste «a cominciare dalle ex ministre Prestigiacomo e Carfagna» affinché facciano «cambiare idea ai loro colleghi del Senato».
Ne parliamo con l'Avv. Rossella Angiolini.

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