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E' morto Gianni Boncompagni: Leonardo Franceschi lo ricorda così

Pubblicato il: 18-04-2017


Da La nazione di Arezzo:
E' morto il giorno di Pasqua, mentre tutto il mondo era in festa: quasi l'ultimo sberleffo da grande provocatore, controcorrente per natura e innamorato, avrebbe detto De Andrè, all'idea di andare sempre e comunque in direzione ostinata e contraria. Uno "sberleffo" in salsa aretina.

Ad Arezzo Gianni Boncompagni, scomparso domenica all'età di 84 anni (oggi la camera ardente nella vecchia sede della Rai e una breve cerimonia laica), era nato e da aretino sanguigno della città era il critico più geniale e costante. L'aveva lasciata presto, addirittura per andarsene in Svezia,ma ci tornava spesso. "Lo andavo a trovare continuamente - ci raccontò Arbore qualche anno fa - nella sua Arezzo: fu lui a farmi innamorare della Fiera. Ma poi mi portava a conoscere i suoi artisti,i suoi poeti, i suoi amici".

Aretino di Molin Nuovo, figlio di Anita Lorenzini e di Giuseppe di Pieve a Ranco. Era sfollato lì con la famiglia, sui monti che fanno cintura tra la Valtiberna e Arezzo. Raccontava della sua infanzia come di una banda di ragazzi di genio: l'architetto Giorgio Venturini, il pittore Franco Onali, Mario Arrigucci, Umberto Blasi.Ma la raccontava soprattutto a modo suo, provocatore e tagliente come un rasoio bilama.
"Ad Arezzo non c'era niente: l'unico ritrovo era piazza Guido Monaco ma per fumare due due nazionali e via". La stessa Guido Monaco che a Claudio Sabelli Fioretti,firma diprestigio del Corriere della Sera, tanti anni diopo avrebbe descritto come una "piazzaccia, non c'erano alberi, sembrava di stare a Bengasi".
Leonardo Franceschi lo ricorda così.

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