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Chimet, prescritti Squarcialupi e Lucci

Pubblicato il: 13-04-2017


Da La nazione di Arezzo:
Non è il ribaltone del ribaltone d’appello, ma in cassazione le condanne del caso Chimet spariscono una volta per tutte. Prescrizione: ecco la formula magica con la quale la suprema corte lascia incensurati Sergio Squarcialupi, il patron della più grande azienda del mondo nel campo del riciclaggio dei metalli preziosi e dei rifiuti, e Patrizio Lucci, il funzionario della Provincia che dopo l’assoluzione del primo processo era stato condannato in secondo grado per abuso d’ufficio.

E già si scatena la corsa all’interpretazione del verdetto, che risale alla notte di venerdì ma di cui solo ieri è stato reso noto il dispositivo. Per il comunicato stampa di Chimet le condanne sono «azzerate», per l’avvocato Roberto Alboni, che dell’azienda e del suo titolare è stato il difensore appassionato in un’inchiesta che parte dal febbraio 2008, quando scatta il primo grande blitz della Forestale nello stabilimento di Badia al Pino, con tanto di elicottero, non è un’assoluzione ma poco ci manca.

Perchè va letta nel combinato disposto con le statuizioni civili della sentenza, nelle quali la cassazione rinvia per i danni al «giudice civile competente per valore in grado d’appello». Se i giudici del Palazzaccio avessero inteso la prescrizione come una conferma di responsabilità, è la lettura, avrebbero dichiarato la prescrizione della parte penale e confermato gli effetti civili.
Ne parliamo con Piero Franchini.

Camera di Commercio